ATLANTIDE

Atlantide è una leggendaria isola subcontinentale “perduta”, spesso idealizzata come un’utopica società avanzata dove regnava la saggezza, e che per questo poteva portare la pace in tutto il mondo. L’idea di Atlantide ha affascinato sognatori, occultisti ed appassionati di New Age per generazioni. A differenza di molte altre leggende, le cui origini si perdono nel tempo, sappiamo esattamente dove e quando la storia di Atlantide è comparsa per la prima volta: la leggenda fu raccontata nei dialoghi di Platone, nel Timeo e nel Crizia, scritti nel 330 a.C. circa.

La leggenda del continente perduto

Anche se molti pensano che la storia di Atlantide sia un mito creato da Platone per illustrare le sue teorie politiche, altri insistono che la leggenda sia basata su un fatto storico realmente accaduto, una catastrofe che si è davvero verificata.

Secondo quanto racconta il filosofo greco, Atlantide era un potente regno situato nell’Oceano Atlantico, più grande dell’antica Libia e Turchia messe insieme. Platone descrive in modo preciso anche la geografia dell’isola, con le sue montagne situate a nord e lungo la costa, fino alle pianure del sud. I suoi sovrani erano discendenti diretti di Poseidone, il re del mare, anche se la purezza del lignaggio è andata via via diluendosi a causa di continui mix razziali.

Intorno al 9600 a.C. l’impero dell’isola aveva conquistato la maggior parte dell’Europa Occidentale e dell’Africa, schiavizzando i propri nemici. Questa data colloca la vicenda in un periodo storico che coincide con la fine dell’ultima glaciazione e la nascita delle prime città-stato, scoperte nell’attuale Iraq.
Dopo un tentativo fallito di conquistare Atene, l’intera isola sprofondò nel mare “in un singolo giorno e notte di disgrazia”.

Atlantide esisteva veramente o no? Ecco le prove!

Atlantide è un mito oppure è esistita davvero? Questa è una domanda che in molti si sono posti, a cui hanno anche cercato di dare una risposta. Prima di tutto bisogna ricordare che quella di Atlantide non è l’unica leggenda che racconta di un continente, un’isola o di una città affondata. Racconti simili sono tramandati in tutto il mondo e pare che alcuni di essi siano veri. Per oltre due millenni nessuno ha indagato in maniera approfondita sulla veridicità dei racconti di Platone in merito ad Atlantide.

L’idea che fosse un luogo realmente esistito è molto recente, proposta inizialmente da uno scrittore chiamato Ignatius Donnelly nel 1881. Egli credeva addirittura che molte delle conquiste umane (come la metallurgia, l’agricoltura, la religione ed il linguaggio) avessero avuto origine proprio ad Atlantide. Secondo le sue supposizioni, nessun popolo antico avrebbe avuto le conoscenze necessarie per sviluppare in autonomia tali conquiste, che devono essere state diffuse da qualche sconosciuta ed antica civiltà. La sua teoria è simile a quella degli “antichi astronauti”, civiltà aliene che sarebbero intervenute sulle conoscenze di popoli evoluti come gli Egizi.
Anche altri scrittori e scienziati, alcuni partendo proprio dalle ipotesi elaborate da Donnelly, svilupparono le proprie opinioni e speculazioni. C’è chi sostiene fermamente che Atlantide è realmente esistita come l’esploratore degli oceani Robert Ballard, proprio colui che nel 1985 scoprì il relitto del Titanic. Nonostante questi pareri, più o meno autorevoli, non esistono prove concrete dell’effettiva esistenza del continente scomparso, quantomeno non ci sono dove Platone indicò la collocazione di Atlantide.

Dove si trovava Atlantide? Ecco le principali 4 teorie

Sono state proposte numerose ipotesi per quanto riguarda la localizzazione di Atlantide. Alcune sono più serie in quanto teorizzate da ricercatori ed archeologi, altre sono state avanzate da medium oppure a seguito di ricerche pseudoscientifiche. Molti dei luoghi proposti condividono alcune caratteristiche della storia dell’isola (acqua, fine catastrofica, periodo storico) ma per nessuno di questi esistono prove schiaccianti che li possano identificare alla storica Atlantide.

1 – La maggior parte delle località proposte si trovano nel Mar Mediterraneo, come Creta e Santorini, Cipro, Malta o Ponza, oppure alcune città come Troia, la Turchia e l’ultima teoria su Israele.

2 – Sono state proposte altre location, come l’Antartide, l’Indonesia e i Caraibi, oppure le isole Spartel nei pressi dello stretto di Gibilterra avrebbero degli elementi che coinciderebbero con il racconto di Platone.

3 – Nell’area del Mar Nero ci sarebbero, inoltre, altre tre location proposte: Bosporus, Sinop e Ancomah. Il vicino Mar d’Azov è stato proposto come un altro sito nel 2003, così come vari gruppi di isole nell’Oceano Atlantico, in particolare le Azzorre (che sono un territorio del Portogallo).

4 – Nel Nord Europa, la Svezia, l’Irlanda e il Mare del Nord sono stati proposti, così come le aree nel Pacifico e nell’Oceano Indiano, Cuba, le Isole Canarie.

Curiosità: Atlantide in Sardegna? Lo dicono i nuraghi…

Nelle sue opere, Platone descriveva Atlantide come “un’isola grande più della Libya e dell’Asia posta al di là delle Colonne d’Ercole”, i cui abitanti erano “costruttori di torri devoti al dio Poseidone”, una terra “ricca di acqua e foreste e dal clima dolce, al punto tale da rendere possibili più raccolti all’anno”, ma anche “ricca di minerali e metalli usati per edificare mura protettive concentriche”.

Seconda una recente teoria, supportata tra l’altro da alcuni dati raccolti attraverso l’aerofotogrammetria, la Sardegna avrebbe molte caratteristiche in comune con l’Atlantide descritta da Platone:

1 – Gli antichi consideravano la Sardegna addirittura più estesa della Sicilia;

2 – E’ posizionata al di là delle Colonne d’Ercole (se si considera la geografia precedente agli scritti di Eratostene, il responsabile dello spostamento delle colonne dalla Sicilia allo Stretto di Gibilterra);

3 – Gode di un ottimo clima, che permetteva a quei tempi tre raccolti l’anno;

4 – Era, ed è tutt’ora, ricca di foreste e acqua;

5 – Era ricca di minierie di piombo, zinco, argento e la società era metallurgica fino dagli albori;
6 – Era la patria dei Tirreni, cioè i “costruttori di torri”, che non sarebbero altro che i famosi nuraghi.

Proprio su quest’ultimo punto si basa la teoria. Dalle fotografie aeree si evince che la maggior parte dei nuraghi situati a basse quote sono quasi totalmente ricoperti di fango (tra questi anche la grande reggia nuragica di Barumini, che venne disseppellita dopo 14 anni di scavi). La ragione di ciò potrebbe essere ricondotta ad un tragico tsunami di proporzioni enormi che avrebbe colpito la Sardegna, distruggendo porti e città, decimando la popolazione e portandola di fatto all’estinzione; sorte molto simile a quella del popolo atlantideo.

Mito e mistero: Perché è scomparsa?

Il mito racconta che Atlantide fu fatta affondare e distrutta da Poseidone a causa della crescente corruzione che aveva ormai minato e rovinato una società definita pacifica, ricca ed estremamente saggia. Quali potrebbero essere le reali cause della scomparsa del continente?

L’eruzione minoica di Thera (Santorini), datata nel XVII o XV secolo a.C., ha causato un enorme tsunami che, gli esperti ipotizzano, ha devastato la civiltà Minoica nella vicina isola di Creta. Alcuni pensano che sia proprio questa la catastrofe che ha ispirato la leggenda. Ad oggi, questa è l’ipotesi più accreditata sulla scomparsa della mitica isola.

Curiosità: Ritrovata la città sommersa?

Recentemente, il mito del continente scomparso è tornato alla ribalta grazie alle scoperte di un team di ricercatori americani. Studiando delle foto satellitari che ritraevano la zona a nord di Cadice, in Spagna, hanno notato un particolare sito che presentava delle anomalie. Hanno poi organizzato delle immersioni nelle acque del Parco naturale di Dona Ana e sostengono di aver trovato le rovine di una città strutturata ad anelli concentrici, proprio la struttura che Platone ha descritto.
Ma non sono gli unici a sostenere di aver ritrovato Atlantide.
Nel 1999, l’archeologo marittimo francese Franck Goddio ed il suo team di ricercatori portò alla luce, nei pressi del delta del Nilo, le rovine di un tempio antico, con colonne di granito rosso, i resti di alte mura, statue ed altri oggetti che testimoniavano la presenza di una antica civiltà. La certezza di aver finalmente trovato Atlantide, però, non c’è ancora e, forse, rimarrà per sempre un affascinante mistero.

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IL TRIANGOLO DELLE BERMUDA

Quella del Triangolo delle Bermuda è fra le storie che ha ispirato più racconti, miti, leggende, film. L’uomo è sempre stato attratto dai misteri, ma alcuni di essi sono davvero inspiegabili.
Non c’è dubbio che attorno ad esso ci siano state e ci siano tuttora speculazioni, e che in molti ci ricamino su storie, siti, blog, sceneggiature (parecchi film, tra cui il documentario nel 1978 e la miniserie “The Triangle” nel 2005), ma è altrettanto vero che, per scatenare tanto rumore, un fondo, o nel fondo, un po’ di verità c’è.

Cos’è e dove si trova il Triangolo delle Bermude?

Si tratta di una enorme area dell’Oceano Atlantico, che copre una superficie di circa 1.100.000 km quadrati, di forma triangolare, con i tre vertici corrispondenti all’arcipelago delle Bermude (Nord), all’isola di Porto Rico (Sud) e alla Penisola della Florida (Ovest).
I fondali hanno una profondità di circa 9.000 metri (la Fossa di Puerto Rico, uno dei canyon più profondi dell’Oceano, ne fa parte).

Il Mistero delle Sparizioni: i più noti episodi di aerei e navi scomparse

A partire dal 1800 in questo tratto di oceano vi è stato un impressionante susseguirsi di eventi inspiegabili, di navi scomparse e poi misteriosamente ricomparse senza equipaggio, di aerei spariti da ogni radar e di cui si sono perse le tracce. Al di là del numero di sparizioni, tutto sommato non così eclatante rispetto ad altre aree geografiche meno sponsorizzate, sono le modalità a fare notizie e a suscitare perplessità e interrogativi ancora insoluti. Di seguito alcune degli episodi più noti e inspiegabili:

1840: Nave Mercantile Rosalie
Partita dall’Europa e diretta nei Carabi, passò il triangolo maledetto e fu ritrovata senza equipaggio ma in perfetto ordine. Nella stiva non mancava nulla, le scialuppe erano al loro posto, e l’unico essere vivente ancora presente fu un canarino nella sua gabbia.

1881: Nave americana Ellen Austin
Nave americana Ellen AustinDurante il suo tragitto incontra un bastimento senza equipaggio, ma in perfetto ordine. Alcuni uomini prendono possesso dell’imbarcazione per le operazioni di rimorchio. Subito dopo, le condizioni del mare subiscono un brusco peggioramento e i cavi si spezzano. Il bastimento viene recuperato poco dopo, ancora una volta senza equipaggio. Altri volontari ripetono l’operazione, e ancora una volta si ripete l’episodio: anche questi uomini scompaiono.

1925: Nave da Carico SS Cotopaxi
Nave da Carico SS CotopaxiPartita il 29 Novembre 1925 per Cuba, aveva 32 uomini a bordo, e trasportava carbone. Prima di sparire lanciò una richiesta di soccorso, ma se ne persero le tracce e fu dichiarata dispersa il 31 Dicembre 1925. La SS Cotopaxi deve la sua fama alla scena del film “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo” dove Steven Spielberg la fa riapparire nel deserto del Gobi, attribuendone la sparizioni a teorie aliene. Recentemente una notizia bufala ha spopolato sul web circa il suo ritrovamente. Si tratta di un fake, la nave a tutt’oggi non è stata ritrovata.

1945: La Scomparsa della Squadriglia Volo 19
La Scomparsa della Squadriglia Volo 19Al ritorno da un’esercitazione di tiro, 5 caccia Avenger inviano a Fort Lauderdale un messaggio comunicando che gli strumenti di bordo sono impazziti. Dalla torre di controllo la visibilità e le condizioni risultano perfette, ma il messaggio del Capitano Stivers recita: “Non sappiamo più dov’ è l’ ovest… è tutto così strano… l’oceano non è più come dovrebbe essere… voliamo su acqua bianca…”. Partono subito le ricerche, con l’idrovolante Martin Mariner: anche questo scomparirà come gli altri. Resoconto: 6 aerei, 10 uomini della squadriglia e 13 membri dell’idrovolante di soccorso dispersi.

1963: Nave da Cargo Marine Sulphur Queen
Nave da Cargo Marine Sulphur QueenLa nave, un grosso cargo americano, portava a bordo quaranta uomini, diretta verso la Virginia. L’ultimo messaggio dalla nave viene ricevuto all’uscita dal Golfo del Messico. Non si avranno più tracce della Marine Sulphur Queen, che non raggiungerà mai la Virginia. Unico ritrovamento: un salvagente.

1965: Aereo C-119 dell’Air Force
Aereo C-119 dell’Air ForceL’aereo scompare senza apparenti ragioni dopo che il comandante, con tono perfettamente pacato e privo di tensione, lancia un messaggio incomprensibile: «Roger. Miami overseas, 6567». Ancor più strano è il fatto che il messaggio, piuttosto che venire captato dalla torre di controllo di riferimento di Miami, viene ricevuto da New York, a 1.300 miglia di distanza…

Mistero Svelato? Teorie sull’Enigma risolto del Triangolo del Diavolo

Non mancano verità vere o presunte attorno ad uno dei più grandi misteri del secolo scorso, e non mancano naturalmente bibliografia, con riferimenti a ricerche scientifiche o pseudo tali, a teorie complottistiche, statistiche e, figuriamoci se potevano mancare, riferimenti ad alieni extraterrestri.
Abbiamo qui raccolto le principali teorie che risolverebbero, in un modo o nell’altro, il mistero del Triangulo de las Bermudas!

Teoria 1: le Bolle di Metano
Secondo un’equipe di ricercatori americani i misteri legati a questa zona dell’atlantico sarebbe da attribuire a delle bolle di gas metano. Le oltre 70 misteriose sparizioni, tra cui una cinquantina di navi e una ventina di aerei, sarebbero causate da bolle di metano create da giacimenti sul fondo del mare. Queste bolle, risalento rapidamente, colpiscono le navi di passaggio compromettendo la navigabilità o affondandole.
E come si spiega la scomparsa degli aerei?

Teoria 2: Imprecisioni e Ingigantimento mediatico
Secondo le ricerche di Lawrence David Kusche, attorno al triangolo non ci sarebbe alcun mistero. Il numero di incidenti è infatti simile a quello di ogni altra regione di quella dimensione e con quel traffico aereonavale. In sostanza, l’incidentalità in questa zona è nella norma. Inoltre lo stesso Kusche sottolinea come spesso le testimonianze ed i racconti sugli incidenti vengano alterati per aumentare la drammaticità e quindi la curiosità attorno al triangolo. Le conclusioni di Kusche quindi sarebbero che:
Il numero di navi disperse è paragonabile, percentualmente, a quello di ogni altra zona dell’oceano.
In una zona di tempeste tropicali, molte delle scomparse sono facilmente spiegabili, oltre che per nulla misteriose.
Il numero di perdite è stato enormemente esagerato da una ricerca falsata.

Teoria 3: le Rovine Sommerse di Atlantide e la Piramide di Cristallo
Rovine Sommerse di Atlantide e la Piramide di CristalloAlcune teorie, che trovano comunque pochi riscontri in ambito scientifico e di ricerca, sostengono che nei fondali della zona del Triangolo delle Bermude siano state individuate delle singolari strutture architettoniche, che vanno dalle muraglie alle strade lastricate fino, addirittura, a piramidi di vetro o cristallo.
All’interno di una delle piramidi venne ritrovata una sfera, in una stanza con alcune sedie di diversa forma ed una statua con delle mani che, pare, sorreggessero la sfera.

Cosa c’entra Atlantide in tutto questo?
Secondo la leggenda, Atlantide sfruttava una fortissima energia magnetica per sostenere tutte le sue attività e controllare addirittura le forze della natura. L’energia veniva convogliata in questa sfera, ed un incidente provocò l’inversione dei poli magnetici ed una serie di cataclismi, che fra le altre cose portarono alla distruzione di Atlantide.

Teoria 4: Alieni, Ufo ed Extraterrestri
Non potevano mancare gli ufo. Secondo questa teoria, la colpa di tutto è dei rapimenti alieni. Il più tenace sostenitore di questa tesi è il noto ufologo americano Jessup, che però decise di suicidarsi lasciandoci con un pugno di mosche in mano.
In sostanza, l’idea di Jessup era che sui fondali del triangolo ci fosse una base aliena sottomarina, il che spiegherebbe (sempre secondo lui) sia le sparizioni (rapimenti alieni), sia le perturbazioni elettromagnetiche in quell’area (attività aliene).

Teoria 5: Universi Paralleli
triangolo bermuda universi paralleliCi mancavano solo le finestre extradimensionali. Questa volta, la spiegazione di tutto è la presenza di porte dimensionali che collegherebbero il nostro universo con un’altro o tanti altri universi. Questo spiegherebbe la sparizione dei 5 Avenger, la sparizione della nave Ellen Austin che poi riapparve ma priva di equipaggio, ecc.

Teoria 6: Onde anomale
Una recentissima ricerca dell’Università di Southampton avrebbe riprodotto in laboratorio le condizioni ambientali e climatiche dell’area del Triangolo delle Bermuda. Ebbene, pare che il sovrapporsi di tempeste a sud e a nord provochi la formazione di onde anomale che possono raggiungere i 30 metri di altezza. Onde di questo tipo impiegherebbero pochi minuti per ingoiare letteralmente una nave come la USS Cyclops (scomparsa nel 1918 con i 306 membri dell’equipaggio. Una sorta di voracissima “lingua dell’oceano”.
Ma basta a spiegare tutte le sparizioni? Ed i velivoli? E quelle imbarcazioni che non si sono inabissate, ma che hanno solo perso l’equipaggio? Ancora una volta, il (presunto) mistero rimane tale.

FORSE FINALMENTE SI È TROVATA UNA RISPOSTA…

Finalmente svelato il mistero del Triangolo delle Bermude? Una risposta che aspira ad essere definitiva arriva da un gruppo di scienziati della University of Southampton, nel Regno Unito, i quali affermano di aver trovato una spiegazione alle misteriosi sparizioni di alcune navi che sono transitate nel tratto di Oceano Atlantico delimitato dai tre vertici del triangolo formato tra Florida, Porto Rico e le Bermuda.

La risposta starebbe nelle onde anomale, alte 30 metri, che si formerebbero in quella zona, nota anche come Triangolo del diavolo. La tesi viene esposta nel documentario The Bermuda Triangle enigma: gli scienziati hanno usato alcuni simulatori indoor per ricreare tali onde dalla ‘vita’ brevissima, pochi minuti. Onde che sono state osservate per la prima volta da alcuni satelliti nel 1997, al largo delle coste del Sud Africa.
I ricercatori britannici hanno così costruito un modello della USS Cyclops, una nave militare statunitense scomparsa nel Triangolo il 4 marzo 1918, mentre era in rotta dalle Barbados a Norfolk, in Virginia, con 309 persone a bordo. Secondo quanto evidenziato dal risultato della simulazione, a causa delle dimensioni e della forma dello scafo, non ci è voluto molto prima che il modello dell’imbarcazione fosse affondato dal muro di acqua.

Un ricercatore sottolinea che in quell’area “ci sono tempeste che si uniscono da Sud e da Nord”. Questa circostanza crea le condizioni perfette per un’onda anomala capace di spezzare in due anche una nave delle dimensioni e della stazza della Uss Cyclops. “E se di queste tempeste ce ne sono altre in arrivo dalla Florida – ha sottolineato l’esperto – ciò può essere una combinazione perfetta per la nascita di queste onde”. Con un muro di acqua di tale portata, in arrivo da ogni direzione, ha concluso, “un’imbarcazione può essere spezzata facilmente in due. Se succede, può affondare in due o tre minuti”.

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NUUMMITE

“ Un viaggio al centro della terra…”

Parole Chiave: Magia personale, Viaggio profondo nel cuore del sé, Chiaroveggenza avanzata, Connettersi con le forze elementali, Realizzare la propria Maestria.

Elemento: Terra, Tempesta.

Chakra: Terzo Occhio (Sesto), Plesso Solare (Terzo), Radice (Primo)

La Nuummite è una combinazione unica di Antofillite, un silicato di magnesio e ferro, e Gendrite, un anfibolo a base Litio. La durezza della Nuummite è di circa 6 sulla Scala di Mohs. Si trova solo in Groenlandia ed è molto antica – circa tre miliardi di anni. È caratterizzata da cristalli cresciuti strettamente fra loro che mandano lampi di colori iridescenti. Il colore base della Nuummite va dal grigio antracite al nero, e i suoi colori labradorescenti includono rosso, arancio, oro, giallo, verde, blu e violetto. Il colore riflesso più comunemente è l’oro. La Nuummite viene scavata in una remota area della Groenlandia e può essere estratta solo durante i mesi tiepidi. Sebbene sia difficile da trovare e deve essere tagliata con cura per mostrare il colore, la Nuummite è diventata molto popolare come talismano metafisico e come gemma.

Queste sono pietre del più profondo aspetto dell’Elemento Terra. Esse prendono la loro forte energia dal centro della Terra, e ci offrono il dono del potere interiore. Riguardo al potere, si dice che la differenza fra un tiranno e un mago è che il tiranno vuole il potere sugli altri, mentre il mago desidera il potere solo su di sé. Nel grande lavoro della realizzazione mistica, il mago fa molti più progressi del tiranno. La Nuummite, come pietra del potere interiore, può essere utilizzata nella ricerca del mago per la propria maestria.

La Nuummite ha il potere di portarci in un viaggio nelle profondità della psiche. Può aiutarci a rilasciare le energie intrappolate nel subconscio – parti del sé che possono essersi perse a causa di paure, traumi, colpa o vergogna. Può aiutare a recuperare e rilasciare energie bloccate dall’infanzia, dalla nascita, e persino dalle vite passate (sincroniche, NdT). È un solido alleato che rinforza il proprio coraggio e determinazione a fare qualsiasi lavoro interiore sia necessario per essere guariti e integri.

In più, la Nuummite può essere usata come una pietra ipnotizzante, che aiuta a entrare in stati alterati di coscienza. Può aumentare la chiaroveggenza e l’intuizione; può aiutare ad imparare il linguaggio del corpo e canalizzare energie guaritrici per se stessi e gli altri. Può assistere nel connettersi alle forze Elementali della Terra, cosicché possano essere richiamate in momenti di necessità. È una pietra di magia personale che può aumentare la frequenza delle sincronicità e della “buona fortuna” nella propria vita. La Nuummite facilita lo sforzo di trasformare una fantasia utopistica in magica realtà.

La Nuummite può essere una potente pietra da meditazione, che apre le porte interiori dell’auto scoperta. Può essere indossata sotto forma di gioielli, per portare le dinamiche di potere interiore, maestria, magia e manifestazione nella propria vita. Come pietra regalo, significa amore profondo, poiché simbolizza il dono della sovranità. La pietra armonizza bene con la Moldavite (per una trasformazione accelerata), l’Azeztulite (per portare più Luce nel qualche volta oscuro viaggio interiore), la Tectite Dorata Libica (per la manifestazione), il Granato Tsavorite (per la prosperità), la Serafinite (per la guarigione) e con l’Ametista (quando è necessaria una protezione spirituale aggiuntiva). Altre pietre che lavorano in sinergia con la Nuummite sono la Labradorite, l’Amazzonite, l’Eliolite o Pietra di Sole (Sunstone), l’Adularia o Pietra di Luna (Moonstone), la Scolecite e la Natrolite.

La Nuummite è una forte pietra dell’Elemento Tempesta che porta Luce nei più profondi aspetti del mondo fisico e della psiche umana. Permette a una persona di fronteggiare coraggiosamente e onestamente il proprio lato ombra e di trovare l’Amore nel proprio cuore per quegli aspetti del sé che la persona ha negato, vilipeso o ignorato. È una pietra potente per gli sciamani che effettuano il recupero dell’anima, dal momento che assiste nel localizzare e integrare gli aspetti del sé che sono stati separati dall’intero.

La Nuummite è un potente strumento meditativo, che spesso facilità i viaggi nel passato antico e preistorico fino al tempo stesso della creazione. È un potente promemoria dell’attimo della percepita separazione, quando gli esseri umani rigettarono il Creatore a causa della paura di essere rigettati dal Creatore (nella tradizione biblica la cosiddetta Cacciata dal Paradiso Terrestre, NdT). È una forte pietra per la guarigione psichica e mentale, aiutando a recuperare il proprio potere dagli angoli oscuri dove è stato accantonato e dimenticato. La Nuummite non parla solo di recuperare il proprio potere, ma anche di recuperare il proprio senso del sé – superando il dubitare di se stessi, l’odiare se stessi, e tutti gli altri strumenti che l’ego usa per tenere nascosta la propria vera natura.

La Nuummite può facilitare le esperienze psichiche, in particolare l’accesso alle vite passate o parallele (sincroniche). Queste visioni vengono date cosicché la persona possa imparare riguardo il proprio vero sé, non come divertimento o per voli dell’ego. Spesso, questa conoscenza può arrivare insieme ad alcune difficili lezioni riguardanti il modo in cui si è utilizzato il proprio potere nel passato e come si può rigettare il proprio potere nel presente. Questo è un alleato da assumere quando si è veramente pronti per riconoscere, integrare e AMARE tutti gli aspetti di se stessi, cosicché ci si possa mettere pienamente al servizio del Bene Supremo.

Spirituale. La Nuummite offre una chiara visione della propria vera natura. Assiste nel percepire i propri doni, le proprie lezioni e il proprio potere. Insegna l’auto responsabilità e aiuta a evitare la falsa modestia. Negare i propri doni non porta ad alcun beneficio. La Nuummite gentilmente ce lo ricorda e ci aiuta a identificare e utilizzare i doni acquisiti durante il viaggio dell’anima.

Emozionale. La Nuummite aiuta a superare la propensione a richiamare falsamente la mancanza di potere, la confusione e la rottura. Insiste sul fatto che la persona percepisca le proprie capacità, portando abilità e onorando il Creatore attraverso l’onorare se stessi. Incoraggia la persona ad accettarsi e integrare l’ombra, cosicché la persona possa diventare integra e effettivamente in grado di portare la Luce nel mondo.

Fisico. La Nuummite non è una pietra di guarigione molto potente, ma è ottima per assistere altre pietre di guarigione. Può aiutare la persona a comprendere quali parti del sé devono essere onorate e integrate per poter iniziare a guarire. Ha un dolce effetto calmante sul sistema nervoso e sul cuore (contiene Litio, NdT).

Affermazione. Io vado volontariamente nelle profondità di me stesso per guarire e recuperare ciò che è stato perduto, e così facendo realizzo la mia maestria.

 

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LABRADORITE BIANCA

CHAKRA: 7
ELEMENTO: Aria
POTERI: Capacità Medianiche, Chiaroveggenza

La labradorite bianca è una pietra prevalentemente orientata alla chiarezza di idee e al distacco. Le sue caratteristiche tuttavia la rendono inadatta per persone che non siano dotate di una notevole forza di carattere e non siano già molto progredite spiritualmente. Se usata da persone non sufficientemente preparate può provocare forme di disagio e di inquietudine, ma soprattutto rischia di influenzare troppo nettamente la propensione alla contemplazione, producendo mancanza di decisione e di capacità di tentare e rischiare.

Come la sua cugina (labradorite classica proveniente dal Labrador o da altri luoghi) favorisce il riconoscimento delle illusioni e degli errori, migliora la capacità di riconoscere i nostri veri moventi, anche quando essi sono scomodi o dolorosi come debolezze, egoismi e sentimenti negativi. Rispetto alla labradorite scura, tuttavia, facilita anche una presa di distanza da quello che si muove dentro di noi consentendo il formarsi di un punto di vista distaccato, realistico e maggiormente equilibrato. Da questo punto di vista è una pietra che aiuta nel processo di elevazione spirituale.

Aiuta a difendersi dagli inganni che noi stessi ci creiamo, come quando vogliamo proprio credere che certe situazioni negative finiranno spontaneamente per cambiare. Aiuta anche ad acquisire una visione della realtà più profonda e più orientata a ciò che esiste oltre la dimensione materiale. Migliora le capacità medianiche e divinatorie. Induce a sviluppare un temperamento più sereno e contemplativo.

Riduce la propensione ad agire d’impulso e la tendenza all’azione. Rafforza la volontà, e limita il desiderio.

Rende i sentimenti più bilanciati e pacati.

Aiuta contro le malattie del sistema respiratorio e contro i dolori reumatici. Tende ad abbassare la pressione sanguigna e a mantenere un atteggiamento più sereno.

modalità di impiego:
La labradorite bianca è una pietra che presenta pochi problemi. Può essere usata in tutti i modi, anche se è meglio evitare di portarla in posizioni troppo esposte (montata su anelli). La sua durezza, pur non straordinaria, ne consente una discreta durata, soprattutto se si ha cura di evitare che sia a contatto con altre pietre più dure (quarzi, acquamarina, ecc.).

Può essere anche usata come pietra da taglio, e la si trova abbastanza facilmente in forma di cabochon o anche sfaccettata.

La pulizia può essere effettuata con acqua e con detergenti delicati (anche il normale sapone per le mani). Si possono anche usare alcol o ultrasuoni. Occorre solo essere attenti a evitare che, alla lunga, lo strofinamento produca una perdita di lucentezza a causa dei micrograffi. Ovviamente se la pietra era stata trattata con oli, il lavaggio con alcol o detergenti rimuoverà il residuo oleoso e potrebbe ridurre la lucentezza. Evitate di far sfregare la labradorite contro altre pietre dure.

Per quanto ciò non sia necessario, volendo può essere scaricata e ricaricata mediante semplice esposizione al Sole nelle prime ore del mattino, per una mezz’ora, una volta al mese. Si può anche tenere in acqua corrente fredda per una decina di minuti. Di per sé potrebbe essere utilizzata per la preparazione di elisir con le accortezze e nelle modalità descritte in altra parte di questo sito, ma il fatto che possa venir trattata con oli per renderla più lucente rende fortemente sconsigliabile questa procedura.

altre informazioni:
Non vi sono grandi problemi di falsificazione, né legati a processi di miglioramento artificiale. In alcuni casi le pietre vengono cosparse di oli al fine di renderle più lucide e brillanti.

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LABRADORITE DORATA (golden labradorite)

 

Parole Chiave: Giusto utilizzo della Volontà, Chiarezza, Confidenza, Potere, Vitalità, Creatività, Risolutezza.

Elemento: Fuoco.

Chakra: Plesso Solare (Terzo)

La Labradorite Dorata (Golden Labradorite, Yellow Labradorite, Golden Yellow Labradorite), conosciuta anche come Bytownite, è una varietà di feldspato plagioclasio con una durezza che va da 6 a 6.5 sulla Scala Mohs. Il suo sistema cristallino è triclino. A volte si forma come cristalli tabulari a blocchi, che possono essere gemellati. La Labradorite Dorata è di solito trasparente, e il suo colore è un giallo dorato. Non esibisce la splendente labradorescenza delle altre Labradoriti. Tuttavia, quando viene tagliata in gemme può esibire una brillianza non comune. La Labradorite Dorata può essere trovata in Oregon, dove a volte viene identificata come un tipo di Pietra di Sole (Sunstone), ma i depositi maggiori di materiale gnemmologico sono in Messico.

La Labradorite Dorata è una delle migliori pietre per lavorare con il terzo chakra. Rappresenta le qualità solari della Labradorite – forza interiore, vitalità, coraggio, chiarezza di pensiero, resistenza, attività mentale,  focalizzazione spirituale e risolutezza. Può calmare le emozioni attraverso l’aumentata chiarezza mentale, e può aiutare a vedere lo schema Divino nei problemi quotidiani. Nel lavoro con i sogni lucidi, può assistere nello svegliarsi coscientemente nelle dimensioni superiori e riportare indietro informazioni importanti.

La Labradorite Dorata ci porta non solo in comunione con le energie del nostro sole, ma attraverso un filo di Luce ci connette pure con il Grande Sole Centrale, la casa e l’origine della coscienza nell’Universo. Questo è il più grande dono della Labradorite Dorata. Il Grande Sole Centrale è il centro spirituale dell’Universo, ed esiste nel reame eterico. È costantemente circondato da moltitudini di angeli orbitanti, ed è da questo dominio che emana la “musica delle sfere”. In meditazione, è possibile seguire il filo dorato dell’energia della Labradorite Dorata fino a questo reame, e se il viaggio verrà completato, non sarà mai dimenticato. Esso infonderà permanentemente la coscienza della persona con stupore, reverenza e gratitudine, e un senso della magnifica perfezione di Tutto-Ciò-Che-È (in inglese All-That-Is, NdT. I Maya invece lo chiamano Unab Ku, che significa Tutto-in-Uno-e-Uno-in-Tutto).

Le energie della Labradorite Dorata sono maschili in tono, e solari, come detto. Può essere utilizzata per attivare l’aspetto maschile del Sé, sia negli uomini che nelle donne. È di supporto ai tratti di assertività, sicurezza di sé, creatività, espressione verbale, attività fisica ed estroversione. Per le persone che si sentono tentennanti, non focalizzate, passive o deboli, la Labradorite Dorata può essere un alleato prezioso.

Se si desidera portare in piena espressione ed equilibrio dinamico le energie maschili e femminili dentro di sé, è consigliabile lavorare con una combinazione di Labradorite Dorata e Pietra di Luna (Moonstone). Indossare le due pietre insieme in un singolo pezzo di gioielleria o meditare con una pietra per mano sono entrambi modi eccellenti per farlo.

Nel lavorare con le questioni del terzo chakra su potere e volontà, la Labradorite Dorata è raccomandata, specialmente insieme alla Zincite. La Zincite attiva tutti e tre i chakra inferiori, e la Labradorite Dorata porta su le energie fino al terzo chakra, per focalizzare lì l’energia espansa per la guarigione e lo sviluppo. Per enfatizzare gli effetti di innalzamento di coscienza, la Labradorite Dorata può essere combinata con la Moldavite, la Fenacite, la Azeztulite, la Erderite, la Scolecite, la Natrolite, o una combinazione di questi cristalli. Ciò può aprire le aree spirituali più alte a una maggior focalizzata consapevolezza cosciente. Può aumentare la capacità di ricordare e integrare esperienze spirituali. In aggiunta al lavorare con questa pietra in meditazione o stesure sul corpo, è altamente raccomandato indossarla in gioielli, per l’aumento della confidenza, vitalità, chiarezza mentale e creatività. Queste sono fra le energie primarie necessarie per promuovere l’effetto individuale nelle attività giornaliere e nel godere continuamente di tutto ciò che la vita porta.

La Labradorite Dorata stimola direttamente il chakra del Plesso Solare mentre insegna il giusto uso del potere e della volontà. Questa pietra può assistere nel pulire questioni sull’uso del potere, in particolare a quelle relative a vite passate o parallele (sincroniche). È una pietra eccellente da usare per limitare il procrastinare e può aiutare nello sviluppare consistenza nell’agire.

La Labradorite Dorata stimola l’abilità di apprendere ed adattarsi a nuove situazioni o ambienti. Può aiutare chi si sente insicuro in ambito sociale o chi ha difficoltà a mischiarsi con nuove persone. Aiuta a percepire i propri doni e abilità e sviluppare una forte autostima. La Labradorite Dorata connette anche con una frequenza di gioia e giocosità infantile. Aiuta a riconoscere il Divino in tutti gli aspetti della propria vita, e in tutte le esperienze.

Spirituale. La Labradorite Dorata aiuta a vedere dove si potrebbe utilizzare male il proprio potere. Permette di percepire e onorare le proprie abilità spirituali e aumenta la propria confidenza nell’utilizzarle.

Emozionale. La Labradorite Dorata aiuta nel sentirsi più fiduciosi e a proprio agio nelle situazioni sociali. Aiuta a sentirsi più potenti e incoraggia a lasciar splendere la propria Luce interiore.

Fisico. La Labradorite Dorata assiste con problematiche legate ai reni, alla cistifellea e alla milza. Aiuta a purificare i sistemi di purificazione del corpo aiutando nel disintossicare gli organi responsabili per la pulizia e la purificazione. Può aiutare a risolvere l’enuresi notturna. L’energia della Labradorite Dorata può migliorare la digestione e il metabolismo del cibo.

Affermazione. Chiamo a me il mio potere personale, per essere usato con chiarezza e integrità, attraverso l’azione della volontà illuminata.

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il mostro di Falmouth Bay – di Gabriele Luzzini

Era il marzo 1976 quando il piccolo quotidiano ‘The Falmouth Packet’ ricevette alcune foto che destarono la curiosità dei redattori.

Le aveva inviate Mary F. e sembravano rappresentare la prova fotografica dell’esistenza di un mostro marino nella baia di Falmouth (in Inghilterra), citato nel corso dei decenni dalle leggende locali.

Infatti, nonostante le prime apparizioni risalissero addirittura al 1876,  nessuno era riuscito a dare un riscontro della creatura che sembrava appartenere solo al folklore e a qualche bicchiere di whisky di troppo. Invece…

Mary F., nella lettera di accompagnamento, spiegava che si trattava sicuramente di Morgawr, come era conosciuto dalla popolazione del luogo, e che le aveva scattate a Mylor, al TrefusisPoint.

‘Morgawr’ in celtico significa appunto ‘Gigante del Mare’ e il nome sembrerebbe piuttosto azzeccato per il criptide mostrato nelle immagini.

Nella missiva, la donna descriveva dettagliatamente ciò che aveva visto: “it looked like an elephant waving its trunk, but the trunkwas a long neck with a small head at the end, like a snake’s head. It had humps on its back which moved in a funny way… the animal frightened me. I would not like to see it any closer. I do notlike the way it moved when swimming.” (Sembrava un elefante che sventolasse la proboscide, ma la proboscide era un lungo collo con una piccola testa alla fine, come la testa di un serpente. Aveva delle gobbe sulla schiena che muoveva in modo buffo. L’animale mi ha comunque spaventata. Non vorrei certo più vederlo da vicino. Mi inquietava il modo in cui si muoveva mentre nuotava.)

Mary F. fornì anche altri dettagli quali la lunghezza, che stimava in almeno 18 metri e il colore che sosteneva essere marrone scuro.

Anticipo già che né la fotografa e conseguentemente i negativi furono mai rintracciati ma alcune analisi e studi considerano tali foto genuine.

Il ‘Falmouth Packet’ pubblicò le immagini il 5 marzo 1976, consegnando ufficialmente Morgawr al mondo dei criptidi e alimentando il desiderio di molti studiosi di trovare la creatura.

Proviamo a fare qualche valutazione al riguardo.

Falmouth Bay è un enorme porto naturale, con acque sufficientemente profonde da nascondere un simile animale o una colonia degli stessi e sono evidenti le similitudini anatomiche col celeberrimo mostro di Loch Ness (Nessie).

Sono numerosi gli avvistamenti, anche in tempi recenti,  e le descrizioni fornite tendono ad essere piuttosto simili (anche se qualche pescatore ha descritto l’animale con le corna, cosa che non si evince dalla descrizione di Mary F. e soprattutto dalla sua fotografia ma che potremmo supporre essere legato al sesso o alla maturità dell’animale).

Resta anche l’ipotesi che sia una semplice bufala poiché le fotografie non hanno riferimenti oggettivi e quindi non riusciamo a valutare le effettive dimensioni.

In ogni caso, quel tratto di costa è tuttora noto localmente come ‘Morgawr Mile’.

 

La Soglia Oscura

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I ‘Fairy Rings’ (anelli fatati) – di Gabriele Luzzini

Già a partire dal Medioevo il folklore attribuiva alle attività delle fate gli strani cerchi di erba appiattita e scura che si possono incontrare nei boschi.

Secondo le voci popolari, era quel che accadeva dopo che le creature magiche avevano danzato, di solito nelle notti di plenilunio. La spiegazione era che tale ballo sfrenato avesse sviluppato un’energia misteriosa e aperto un portale verso un’altra dimensione.

Diverse leggende raccontano di esseri umani che, entrati in tali cerchi, furono trasportati dalle fate in un luogo in cui il tempo scorreva molto lentamente e, al ritorno, trovarono familiari e parenti notevolmente invecchiati, nonostante fossero convinti di aver trascorso solo pochi minuti nel regno incantato.

Il Tempo per le fate e gli elfi scorre in modo differente rispetto agli esseri umani anche se non godono di una vera e propria immortalità, bensì di un’esistenza particolarmente lunga.

Di conseguenza, il fatto che secondo la tradizione non invecchino nell’aspetto supporterebbe l’idea del Tempo con una differente velocità nella loro dimensione.

Indubbiamente, siamo nell’ambito del folklore e tali storie diedero spazio a ballate da taverna e vicende da narrare attorno al fuoco e molti popolani riferirono di aver conosciuto personalmente alcune vittime di un simile e bizzarro destino, contribuendo a diffondere la leggenda.

Alcune varianti parlano di un’inarrestabile frenesia che coglie coloro che entrano in tali cerchi, costringendoli a ballare fino allo sfinimento e sempre con la percezione del Tempo alterata.

Ma proviamo a trasportare questi eventi nella metà del XX secolo e trovare correlazioni con fenomenologie insolite.

Nei casi di abduction da parte di entità aliene, le vittime parlano di ‘perdita del tempo’ propriamente, ‘missing time’). Brevemente, chi è stato oggetto di rapimento sottolinea veri e propri buchi temporali nella narrazione e a fronte di una situazione percepita di pochi minuti e in alcuni casi anche di una manciata di secondi.

Molto spesso, poi, ci sono anomalie come aree di prato schiacciate con sagoma circolare, come se un veicolo extraterrestre si fosse posato su quella porzione di terreno.

La correlazione è evidente e cioè la distorsione del flusso temporale e la comparsa di insolite aree circolari.

Si potrebbe senza dubbio parlare di una sorta di inconscio collettivo, composto da simboli e concetti condivisi dall’umanità, che tenda a riconciliare esperienze dalla matrice comune.

Gli studi scientifici però hanno sensibilmente ridimensionato la natura dei cerchi appiattiti di erba scura, identificando nel fungo invasivo Marasmius Oreades che aggredisce e uccide l’erba facendola apparire come appiattita.

Anche altre tipologie di funghi, come ad esempio il Infundibulicybe Geotropa e il Calocybe Gambosa, sono in grado di generare le incredibili zone circolari e questo ha contribuito a diffondere il mito anche in zone remote.

Resta comunque il mistero su come siano sorte le leggende che identificavano tali cerchi come accesso al Regno delle Fate anche se le tossine presenti in alcuni funghi potrebbe aver creato fenomeni allucinatori.

 

 

La Soglia Oscura

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ANTICA CITTÀ DI MYRA

Molti luoghi della Turchia vantano una storia millenaria e suggestiva. Pensiamo a siti archeologici come la città fantasma di Ani. O, in particolare, a Myra, un’antica città ellenica situata nel territorio della Licia, in Asia Minore. Il centro abitato sorgeva sul fiume Myros, a pochi km dal mare e dal porto di Andriake. La sua posizione strategica favorì gli scambi commerciali, soprattutto in epoca romana.

Myra (dal greco Mýra), antica e importante città della Licia, sulla costa meridionale dell’odierna Turchia, di cui restano gli avanzi di un grande teatro romano e la necropoli rupestre (dal sec. V a. C.). Le facciate delle tombe scolpite nella roccia presentano molte varietà di forme, quali per esempio il tetto piano o a spioventi e il frontone ogivale o triangolare; nei rilievi che adornano alcune tombe, l’arte licia mostra l’influsso greco molto più che quello iranico. In epoca cristiana Mira è ricordata per aver dato ospitalità a S. Paolo e perché ne fu vescovo S. Nicola. Teodosio II ne fece la capitale della Licia. Cadde per mano di Harūn ar-Rašīd nell’808.

Nel IV secolo Myra fu sede vescovile guidata da san Nicola e nel V secolo divenne capoluogo della provincia bizantina di Licia. Dopo la conquista da parte degli Arabi iniziò il lungo declino della città e nel 1087 le spoglie del vescovo di Myra vennero trafugate e portate a Bari, dove tuttora si trovano conservate nella Basilica di san Nicola. In seguito Myra tornò sotto il dominio bizantino.

Le prime notizie sull’esistenza della città risalgono al VI secolo a.C., dove assieme alle città di Xanthos, Patara e Phaselis costituì una federazione di città stato, la confederazione licia. Secondo Strabone era una delle più importanti città di questa alleanza. Nel II secolo a.C. visse il suo periodo di maggiore splendore. Prospero centro commerciale in età romana, è ricordata come scalo nel viaggio che san Paolo intraprese verso Roma e fu in gran parte ricostruita dopo un devastante terremoto nel 141.

Fu sede vescovile a partire dal IV secolo ed uno dei primi vescovi fu san Nicola, che si batté contro l’arianesimo e forse partecipò nel 325 al Concilio di Nicea. Divenne nel V secolo capoluogo della provincia bizantina di Licia.

Venne conquistata dagli Arabi per la prima volta nell’809, dalle truppe di Hārūn al-Rashīd dopo un lungo assedio. Da questo momento la città perse d’importanza ed iniziò un inesorabile declino. Nel 1087 le spoglie di san Nicola vennero traslate a Bari e in questa città si trovano tuttora, deposte nella Basilica di San Nicola. Ritornata all’impero bizantino, sotto Alessio I Comneno passò poi definitivamente ai Selgiuchidi.

Patrona della città era Artemide, alla quale era dedicato il maggiore santuario, ma vi si veneravano anche Zeus, Atena e Tyche. Le rovine della città sono coperte da materiale alluvionale, ma sono stati parzialmente riportati alla luce il teatro romano, ricostruito dopo il terremoto del 141, le terme e una basilica bizantina dell’VIII secolo dedicata a san Nicola.

La necropoli, collocata su una scogliera a strapiombo sul mare, conserva le facciate delle tombe scavate nella roccia, con colonne e frontone. Il primo ad investigare la città, l’archeologo inglese Charles Fellows (1799-1860), quando visitò le tombe nel corso della sua seconda spedizione nel 1840, le trovò ancora colorate a tinte vive: rosso, giallo e azzurro

La prima costruzione che ospitava il corpo del santo risale al VI secolo. L’attuale edificio risale all’VIII secolo con ulteriori rimaneggiamenti dell’XI secolo.
Nel 1863 lo zar Alessandro II di Russia intraprese i restauri dell’antico edificio, ma senza portare a termine i lavori. Solo cento anni dopo si poterono terminare gli scavi, nel 1968 venne riportato alla luce il sarcofago dove era stato custodito il Santo.
Il pavimento della Basilica era ornato da ricchi mosaici e sono ancora presenti tracce degli antichi affreschi. La tomba del santo reca evidenti segni dell’asportazione del corpo per salvarlo dagli islamici avvenuta del 1087 da parte di commercianti baresi.
I restauri nell’edificio non sono ancora ultimati.


La tomba originale di San Nicola in Myra.

In modo irregolare (fino al 2002, nel 2007, nel 2009 ecc.), il ministero della cultura turco ha concesso il permesso di celebrarvi una volta all’anno, per la festa di San Nicola, una divina liturgia (la messa ortodossa), pur affermando in altre occasioni che la basilica è un museo e non una chiesa.

 

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MORTE E OROLOGI – di Gabriele Luzzini

La dottoressa Louisa Rhine del Laboratorio di Parapsicologia della Duke University ha analizzato numerosi episodi nei quali comuni orologi si bloccavano, senza guasti apparenti, nello stesso istante in cui persone ad essi legati perdevano la vita. Tra le numerose testimonianze raccolte, è da citare quella di un uomo del Canada che raccontò cosa successe al decesso di suo fratello.

Il suo consanguineo morì alle 6,25 e, mentre stavano svolgendo i preparativi per la veglia funebre, un parente chiese l’ora. L’uomo estrasse dal taschino l’orologio, dono del fratello appena deceduto, e lo consultò. Si era fermato alle 6,25! Mostrò la cosa ai presenti ed un familiare, preso tra le mani quell’orologio, provò a caricarlo, per verificarne il funzionamento. Ma risultò già quasi completamente carico…

Analizziamo il fenomeno…L’orologio in questione non era indossato dal defunto, quindi non è corretto parlare di una presunta, ultima, anomala scarica biomagnetica (il magnetismo degli esseri viventi) che abbia bloccato il meccanismo. Potrebbe essere una sorta di fenomeno psicocinetico scatenato dal proprietario dell’orologio. Infatti, l’uomo è stato immediatamente avvisato della morte del fratello ed il suo subconscio a cercato di intervenire annullando quell’attimo, “arrestando” il tempo… bloccando l’orologio. Non è da escludere, come spesso accade, che l’uomo abbia percepito telepaticamente la vitale defezione del suo congiunto e quindi l’angoscia, la disperazione non sfogata a livello razionale abbia fermato le lancette. Sono solo supposizioni, ma il numero di casi di questo tipo è piuttosto elevato per poter identificare la casualità come artefice della cosa.

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GOETHE ED IL DOPPELGÄNGER – di Gabriele Luzzini

L’immenso Johann Wolfgang Goethe, uno dei massimi poeti europei e dei più grandi letterati della storia, ebbe un rapporto costante e ravvicinato col paranormale.

Il nonno materno, Joahnn Wolfang Texter, era un borgomastro dotato di una sorta di dono profetico. Ma ora entriamo nel dettaglio riguardo ad un episodio insolito che accadde a Goethe e di cui ci riferisce in ‘Ausmeinem Leben: Dichtung und Wahrheit’ (Poesia e Verità). Nel 1771, si accommiatò con dolore dalla fidanzata del tempo, Federike Brion, figlia del pastore evangelico di Sesenheim, con la consapevolezza di un addio definitivo. Leggiamo direttamente dalle sue parole cosa accadde… “Stavo cavalcando lungo il sentiero per Drusenheim, quando fui sofraffatto da un presagio tra i più strani. Vidi, con gli occhi della mente e non del corpo, un altro me stesso venirmi incontro per la medesima via, a cavallo, ma con un vestito che non possedevo: grigio-azzurro con fregi d’oro. Mi riscossi e la figura era scomparsa. Otto anni più tardi mi ritrovai, indossando l’abito di quel sogno ad occhi aperti e che avevo messo per caso, su quella strada per fare visita a Frederike”.

Esaminiamo con attenzione ciò che Goethe racconta… Sembrerebbe proprio un incontro con un doppelgänger, una copia spettrale di un essere vivente (l’etimologia corretta del termine è doppel, appunto “doppio”, e gänger, che letteralmente significa “che sta passando”).

Entrando più nel dettaglio, nel folklore di alcune regioni incontrare il proprio doppelgänger è un presagio di morte. Ci si accorge che non è una persona reale (o non appartenente a questa dimensione) poiché non si riflette negli specchi e non proietta ombra. Alcune leggende sostengono che una volta incontrato il proprio doppelgänger, si è destinati ad essere perseguitati da immagini dello stesso. Non è da dimenticare, inoltre, che il doppelgänger è una delle spiegazioni suggerite per il fenomeno della bilocazione. L’apparizione di Goethe si sottrae alla mitologia comune legata al doppio spettrale e il senso della stessa viene abbracciato solo 8 anni dopo, col disvelamento del senso dell’apparizione.

Innanzitutto, esaminando la vicenda da un punto di vista strettamente razionale, è ipotizzabile che il dolore per il distacco abbia generato un’immagine ‘vittoriosa’ di ritorno e che, inconsciamente, il Poeta abbia cercato un abito simile per incontrare nuovamente Frederike. La fantasia o semplicemente l’immaginazione hanno poi infiorettato il resoconto del misterioso ‘doppio’.

Un’altra possibilità potrebbe prendere in esame una sorta di squarcio tra dimensioni simili e contigue oppure un paradosso temporale.

Personalmente, suppongo si sia verificato un fenomeno precognitivo e infatti altri fenomeni nella vita di Goethe fanno supporre che avesse ereditato tale dono dal nonno materno, citato all’inizio di questa breve dissertazione. In breve, il Poeta è riuscito a percepire il suo ‘divenire’ futuro e tale visione ha sortito, probabilmente, un effetto rassicurante, rinsaldando la consapevolezza che sarebbe ritornato da Friederike(dopo 8 anni la situazione sentimentale sarebbe mutata, ma la visione era solo un frammento di futuro).

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